Un mix di sensazioni che si ingarbugliano tra le mille preoccupazioni che si traducono in una serie di domande provenienti dal cuore che sovrastano la ragione.
I genitori di oggi sono di vario genere : alcuni vorrebbero proteggere i propri figli tenendoli sotto una campana di vetro, altri insegnano loro ad essere leoni per non farsi sottomettere ed infine ci sono quelli che pensano che lasciandoli liberi cresceranno meglio. Io non so cosa sia giusto e nemmeno quale tipo di genitore io sia, ma di due cose sono certa ; una è che con i figli ci vogliono le vie di mezzo e due che qualsiasi tipo di genitore uno sia, si agisce in nome dell'amore dei propri figli.
Ma tornando a F., il primo giorno di scuola è stato accompagnato dal padre.
Era anche per me il primo giorno in una scuola nuova, una scuola dove l'insegnante principale ero io e di conseguenza non potevo mancare.
Così mi sono persa il primo giorno di scuola di mio figlio, quel giorno in cui si guardano i figli con gli zaini più grandi di loro entrare in quell'edificio in cui non si giocherà più, in cui si comincia a crescere e me lo sono persa dietro al banco impaurito e anche il suo sguardo smarrito una volta rimasto solo con le maestre...
Nonostante non ci fossi, non ho smesso un attimo di pensare a lui, sapendo che avrei rimpianto per sempre quel momento non vissuto.
La scuola, inizialmente, andava molto bene. F. era solo disordinato, io mi sono accorta subito di qualche sua difficoltà legata allo spazio. Sui quaderni iniziava a scrivere dove capitava e così anche in quel caso ho speso molte energie per fargli capire come doveva scrivere sul quaderno.
In un primo colloquio, l'insegnante di italiano mi dice che ha notato questo suo disordine ed un tratto fine con la matita, incerto... Chiedeva cosa ne pensassi io. Non lo sapevo, ero molto combattuta, perchè da un lato notavo grandi difficoltà, ma dall'altro F. aveva imparato a leggere da solo in stampato minuscolo e corsivo. L'insegnante di matematica sosteneva che era moto intelligente e per quello ce l'aveva fatta da solo.
Ma quando accendi una lampadina, sebbene flebile, nella testa di un genitore, lui può fare anche finta di niente, ma il suo pensiero costante finisce lì. E così, senza peli sulla lingua, mi sono rivolta alla maestra di italiano, chiedendole dove volesse arrivare, secondo lei quale potesse essere la difficoltà di F.
Ed è risaputo che quando ti rivolgi in modo sicuro, le persone , anche le più vigliacche, tirano fuori il rospo.
"Non so, proverei ad andare da una logopedista..."
Sono uscita da quella classe con queste parole che mi rimbombavano nella testa.
Ho sempre sostenuto che le persone con dsa non fossero extraterrestri,ho sempre lavorato molto bene con loro, ho sempre dato molto loro, proprio perchè credo che abbiano un grande potenziale che solo un insegnante può tirare fuori con l'aiuto dei genitori e vari specialisti, ma sono anche bambini, ragazzi più sensibili costretti a combattere contro un mondo ancora troppo ignorante.
Io che sostenevo le famiglie, le caricavo, parlando di Einstein, ora non sapevo cosa pensare.
Ero in una tale confusione che quella sera sono andata a dormire senza cenare.
La cosa che più mi faceva male era il fatto che non ero stata in grado di capirlo.
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